Midnight in…. Rome

Rome001 Anche se il titolo originale effettivamente riguarda un’altra città, la magia e l’atmosfera che si respirano nella Città Eterna non hanno eguali…

Torno spesso a Roma, quando posso, sempre però per poco tempo, quello giusto per respirare quell’aria di dolce vita che, nonostante lontana nel tempo, pervade ancora le strade del centro e le meravigliose sponde del Tevere che scorre inesorabile come duemila anni fa…

Credo che i treni veloci siano una contraddizione per il nostro paese. Dico questo perché quando sei su un Frecciarossa, la rapidità degli spostamenti ti portano a pensare che, una volta a destinazione, la velocità sarà ancora la protagonista indiscussa della tua vacanza salvo poi ritrovarti catapultato in una città dove il tempo scorre lento, scandito da placidi risvegli, profumate brioches per colazione, lunghi pranzi all’odore di pancetta e pecorino e tranquille passeggiate all’ombra dei monumenti più belli del mondo, checché se ne dica.

Ma d’altronde non siamo famosi proprio per questo? O meglio, ANCHE per questo? Non è un punto a nostro sfavore (non sempre perlomeno) ma è un nostro tratto distintivo, che ci caratterizza nel mondo che, troppo spesso, ci addita per questo salvo poi osservare con soddisfazione (e, diciamolo, con un pizzico di senso di rivincita) le lunghe code di turisti stranieri (ma va!?) davanti alle meraviglie del bel paese o per saggiare la squisitezza della nostra cucina, invidiata da tutti e da sempre, per godere di un buon vino o per fare incetta di prodotti “Made in Italy”.

Proprio questo è lo spirito con cui passeggio quando sono a Roma e, sono sincero, mi accade solo quando sono in questa città. Scordo in un momento tutti i problemi che affliggono il nostro stivale e penso che sono stato fortunato a nascere in un paese che può solo essere fiero di quello che è stato, forse di quello che è, probabilmente non di quello che sarà…

Ma non voglio continuare a divagare troppo. L’occasione di questa capatina nella capitale è venuta da una delle mie passioni: l’opera lirica. Dopo Il Rigoletto all’Arena di Verona lo scorso anno, quest’anno è stata la volta de Il Barbiere di Siviglia nella splendida cornice delle Terme di Caracalla. E ringrazio il mio ormai fratello Ivan per avermi coinvolto in questa usanza di assistere ad un’opera lirica una volta l’anno.

Il bello di viaggiare è che si conoscono tante persone, o se ne possono rivedere…. Il mondo è piccolo si sa, talmente piccolo che al mio arrivo in hotel ho ritrovato una mia cara amica che non vedevo né sentivo da anni. Coincidenza? Direi proprio di sì considerato che ho prenotato quell’hotel proprio per il giorno in cui lei era di turno…

Il bello di viaggiare è che, a volte, accadono cose che non ti aspetti, proprio come quella di sentirti dire che, per questioni organizzative, la tua prenotazione ha subìto un “upgrade” e che da una stanza standard ti è Rome002stata assegnata una suite…

Sfoggiato un po’ del mio snobismo offrendo da bere ad un altro amico che mi ha raggiunto al bar dell’hotel, via in metropolitana per la Grande Soirée!

Il complesso delle Terme di Caracalla è imponente. Sembra un castello medievale costellato di torrioni e merlature intervallate da prati e giardini immensi. Immagino come potesse essere nel momento del suo massimo splendore… Il percorso verso il palco è un susseguirsi di foto e sbigottimenti per l’atmosfera quasi surreale sottolineata dalle luci.

Sediamo in quarta fila; davanti a noi un palco spoglio di scenografia, a quella ci pensa il magnifico complesso architettonico quasi fosse un susseguirsi di lampadari in cristallo, nei quali non riesci a distinguere ogni singolo pezzo…

Il Barbiere di Siviglia, un’opera buffa (guai a definirla diversamente!) di Rossini interpretata in modo davvero originale e moderno. Ancora contraddizione tra antico e moderno! Un contesto sospeso nel tempo, costumi da inizio secolo (scorso), domestiche che si trasformano in segretarie in tailleur, camere che diventano gabbie dorate che imprigionano schiave d’amore di giallo vestite, quasi a ricordare i canarini e poi lei… la musica, l’opera! Intatta, immutata! E le voci, chiare, limpide, a volte possenti a volte vellutate ma pur sempre soavi ad incorniciare uno show che, se non fosse per l’italiano aulico di fine ottocento, sa di Moulin Rouge, dalle atmosfere da favola.

Roma riesce a regalare emozioni uniche, e anche questa volta è riuscita a lasciare il segno. Un segno indelebile nel mio cuore e nella mia mente. E a chiudere questo cerchio, ancora una volta il treno…

 

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