Orecchiette e Calzoni (Taranto nel piatto)

Sono ormai alcuni anni che ho lasciato la mia amata città, i suoi pregi e i suoi difetti, ma il legCalzoni01ame che c’era esiste ancora ed è talmente forte che sovente mi capita di riproporre piatti della tradizione, soprattutto in occasione delle festività.

Il carnevale non è mai stata una festa da celebrare, perlomeno per me, perché non ho mai amato mascherarmi. Con ciò non voglio dire che non ho mai festeggiato, anzi mi è capitato di partecipare a piccole feste organizzate in famiglia ma mai eventi fastosi e mondani.

Ho pochi ricordi delle mie feste di carnevale della mia infanzia e quei pochi che conservo sono legati ad una fotografia in cui sono vestito da Pierrot (molto in voga negli anni 80): mamma fu così brava a truccami e a vestirmi che, se la foto fosse stata in bianco e nero, forse avrei potuto dire di essere il diretto discendente di Jean-Gaspard Debureau.

Molti ricordi invece conservo dei pranzi e delle cene organizzate proprio in occasione del carnevale e uno di questi è legato proprio a questa pietanza, tipicamente tarantina e tipicamente carnevalesca.

Ricordo infatti che l’ultima domenica di carnevale di un po’ di anni fa, durante un pranzo con amici, proprio un calzone fu l’arma per uno scherzo ad un amico molto chiacchierone: mi bastò sostituire il ripieno con un grosso spicchio d’aglio e il gioco riuscì perfettamente!

Calzoni02Come da tradizione il martedì grasso (ma ciò non toglie che si possa preparare questo piatto anche durante gli altri giorni di carnevale) il pranzo deve iniziare con un bel piatto di orecchiette e calzoni con sugo di carne e cacioricotta!

Per i miei calzoni ho preparato una pasta fresca con farina di semola di grano duro, acqua e un pizzico di sale. Il ripieno porta via un po’ più di tempo in quanto occorre eliminare quanto più siero possibile dalla ricotta che pertanto va messa in un colino a maglie fitte per una notte intera. E a proposito di ricotta, io scelgo sempre quella di pecora perché più grassa e più compatta. Ma ciò non toglie che si possano preparare anche con una ricotta vaccina (ma se è chiamato martedì grasso un motivo ci deve pur essere!).

Per il ripieno quindi ho utilizzato 500 g di ricotta di pecora ben asciutta e fatta passare attraverso le maglie di un colino a cui ho unito un pizzico di sale, due tuorli d’uovo, scorza grattugiata di mezzo limone e 4 cucchiai pieni di zucchero. Sì, zucchero! La peculiarità di questo piatto sta proprio nel contrasto dolce-salato del ripieno dei calzoni con il sugo di carne. Per quanto riguarda la quantità di zucchero occorre regolarsi in base anche ai propri gusti ma, mi raccomando, mettetelo! Un piatto di ravioli alla ricotta non sono molto invitanti, soprattutto a carnevale!

Una volta pronto il ripieno ho steso la pasta, ho porzionato il ripieno, quindi ho ripiegato le strisce di pasta su loro stesse e quindi ho formato i miei calzoni aiutandomi prima con le dita per eliminare l’aria, e poi con un tagliapasta per sigillare i bordi.

Una volta esaurito il ripieno, ho usato la pasta per le orecchiette. Mentre l’acqua scaldava, mi sono munito di uno spillo sottilissimo con cui ho forato più volte la superficie di ogni calzone per evitare che si aprissero in cottura.

L’acqua bolle, il sugo è ben caldo (il mio è di carne mista) e non resta cuocere, impiattare e fare una scorpacciata di orecchiette e calzoni! Per fortuna (o purtroppo?) carnevale viene una volta l’anno!

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Provate questa ricetta e fatemi sapere come l’avete modificata e se vi è piaciuta! Mandateci anche le vostre ricette! Saremo felici di condividerle con i nostri (e vostri) lettori!

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Migliaccio di nonna Angelina

DMigliaccioa giorni mi pervade un ricordo tenero che mi scalda il cuore. La mia nonna nella sua vecchia casa di campagna in una vecchia corte con tanto di pozzo, forno a legna e orto, avvolta dal gelido inverno. Un camino acceso, l’odore della legna, il “pignato” che ribolle sul bordo del camino, i miei nonni…

Sono lontani questi ricordi ma la brina sulle finestre non mi impedisce di guardarci attraverso e rivivere vecchi momenti col gli odori e i sapori di quand’ero bambino.

Proprio in questi giorni tali ricordi mi hanno riportato alla mente un sapore unico, delicato, morbido che solo la mia bellissima nonna sapeva regalarmi con un dolce semplicissimo della tradizione campana a base di semolino, burro, latte e uova: il migliaccio.

Migliaccio02Saltellando qua e là su internet alla ricerca di una ricetta che mi convincesse mi sono imbattuto in centinaia di versioni differenti, con i canditi, con l’uvetta, preparata addirittura con gli spaghetti. Alla fine mi sono basato sui miei ricordi e la ricetta l’ho improvvisata nella speranza che il risultato mi regalasse quel gusto rimasto in fondo alla mia mente.

In una pentola ho messo quindi a scaldare 1 litro di latte insieme a 50 grammi di burro, i semi di mezza bacca di vaniglia bourbon e la scorza grattugiata di mezzo limone. Quando ha sfiorato il bollore ho versato a pioggia 250 grammi di semolino mescolando per evitare che si formassero grumi. Quando ho ottenuto una consistenza cremosa ho spento il fuoco, ho aggiunto 200 grammi di zucchero mescolando per scioglierlo e ho lasciato intiepidire.

Ho acceso il forno a 180°C e quindi ho imburrato e infarinato uno stampo per crostate. Quando la crema di semolino si è intiepidita ho aggiunto, una per volta, 2 uova intere e la scorza grattugiata di mezzo limone. Ho quindi versato tutto nello stampo, qualche fiocchetto di burro sulla superficie e via in forno per 25 minuti.

Migliaccio

Il migliaccio va assaporato appena tiepido o freddo, magari cosparso con dello zucchero a velo, al limite un pizzico di cannella ma niente di più. Il suo sapore rustico, di campagna non va rovinato con nessuna aggiunta, sia essa raffinata o rustica.

Sono tornato indietro di 25 anni….

Barattolini al cioccolato

Foto 27-11-14 22 19 13Il mese di novembre, negli anni, è sempre passato inosservato. Oggi, riflettendoci su, credo di aver trovato un motivo: l’ho sempre trascorso con la mente ormai proiettata ai programmi del periodo natalizio. Tali programmi non prescindono ovviamente da una delle parti più interessanti di tutte le festività: i pranzi e le cene.

A volte diventa una vera e propria sfida pensare ai menù dei vari giorni di festa che si susseguono con ritmi serrati, proprio come amici e parenti che ti riempiono casa con le loro chiacchiere, i loro auguri, le loro risate, i loro regali. Se c’è un ricordo che resta indelebile nella mia mente è l’aria fredda trascinata in casa dai cappotti dai parenti in visita appena arrivati che ti sorridono, ti baciano poggiando le loro guance gelide sulle tue e che, come in un bolero, aggiungono la loro voce al già nutrito coro che rimbomba tra le mura del salone.

Dicevo che la vera sfida natalizia non è tanto trovare un regalo quanto piuttosto il pensare a cosa preparare per i giorni di festa. Inevitabilmente ogni anno si cerca di pensare a qualcosa di diverso dal solito ma poi gli scrupoli prendono il sopravvento e tornano con prepotenza i piatti della tradizione.

A casa mia sono molti i piatti che trovo puntualmente sulla tavola natalizia ma di certo la pietanza con la quale mi sono sempre potuto sbizzarrire è il dessert.

Quest’anno ho pensato di proporre un dolce in monoporzioni, presentato in modo un po’ rustico, abbastanza semplice da preparare ma di grande effetto, non solo scenografico.

Mettendo insieme cioccolato e panna sono nati i miei barattolini al cioccolato. Per prepararli ho rubato alla grande Nigella Foto 27-11-14 22 20 58Lawson la ricetta della Devil’s Food Cake (i miei seguaci più assidui sanno che ci sto pensando già da un po’….). Ho preparato una base di 26 centimetri mescolando in una boule 100 grammi di zucchero di canna muscovado e 50 grammi di cacao che ho diluito in 250 ml di acqua bollente. Mentre il miscuglio al cacao si raffreddava, in un’altra boule ho mescolato 225 grammi di farina 00, mezzo cucchiaio di bicarbonato di sodio alimentare e mezzo cucchiaio di lievito per dolci. In una terza boule infine ho sbattuto 225 grammi di burro insieme a 150 grammi di zucchero semolato fino ad ottenere una crema quasi bianca e soffice. Ho aggiunto quindi i semi di una bacca di vaniglia e poi, alternandoli, 2 uova e il mix di farine. Infine ho unito il composto al cioccolato. La consistenza non è del tutto cremosa ma niente paura, il forno ha fatto il suo dovere! Ho infornato in forno già caldo a 180° C per 30 minuti o fino a che la prova stecchino non ha dato esito positivo. Una volta sfornato ho lasciato raffreddare.

Nel frattempo ho montato 500 ml di panna fresca insieme a 150 grammi di zucchero a velo vanigliato. Prima di rimetterla in frigo ho unito due cucchiai di gocce di cioccolato fondente.

Quando la base si è raffreddata, con tanta pazienza l’ho “coppata” con una forma tonda delle dimensioni del mio barattolino, quindi ho tagliato i miei cilindri in 2 o 3 parti per ottenere dei dischetti di 1,5 centimetri di altezza.

Foto 27-11-14 22 23 39Ho preso quindi i miei barattolini, ho messo sul fondo di ciascuno di essi un disco al cioccolato, quindi un cucchiaio abbondante di panna alle gocce di cioccolato, quindi un altro disco di cioccolato e infine ho concluso con un altro cucchiaio di panna.

Prima di servire, mi raccomando, tirate fuori dal frigo i barattolini e cospargeteli con un velo leggero di cacao.

Il cioccolato è così versatile che le varianti per questa ricetta sono pressoché infinite. Un po’ come il gioco anni 80 “Gira la moda” basta cambiare uno degli ingredienti per ottenere varianti sfiziose e magari più gustose. Cioccolato bianco invece del fondente oppure nocciole al posto delle gocce di cioccolato o ancora una spolverata di noce moscata o cannella può dare una sferzata di gusto più speziato.

E tu come lo preparerai? Fammelo sapere. Aspetto i tuoi comenti!

Autunno esotico

Puntuali come ogni anno (o quasi) sono tornate le piogge e il sole ha lasciato il posto alle nuvole. In molti soffrono l’arrivo dell’autunno perché spesso associato ad un sentimento di tristezza, all’idea che settembre rappresenta l’inizio di un nuovo anno di scuola o di lavoro dopo il break estivo… Ma se devo essere sincero io adoro l’autunno perché le città si risvegliano, i colori si fanno tenui e caldi e il profumo della terra bagnata dalla pioggia mi ricorda che è tempo di funghi, zucche, tartufi, cachi, castagne….

Autunno esoticoL’autunno, in definitiva, è un’occasione! Per il lavoro, la cucina, le attività all’aria aperta nonostante il tempo non sempre clemente.

E proprio da questo mix di emozioni ho tirato fuori dal cilindro una ricetta che, di per sé, è di facile esecuzione – così non irrito troppo chi si sente spossato dalla routine dopo il break estivo – ma che mescola sapori esotici, autunnali ed estivi in un mix davvero gustoso ma delicato.

Ho voluto chiamare questa ricetta Autunno Esotico perché contiene due ingredienti molto diversi tra loro, uno esotico per l’appunto, e uno tipicamente autunnale. Sto parlando di avocado e melagrana!

Questa insalata può essere servita come un fresco antipasto oppure Foto 12-10-14 10 39 05come contorno o, in extremis, anche come piatto unico, accompagnato magari da un buon pezzo di pane.

Per prepararla, ho tagliato a cubetti 2 avocado e unite i grani di melagrana. Io ho usato una melagrana di piccole dimensioni ma, come dico sempre, in cucina bisogna dare un tocco personale a qualsiasi preparazione per cui, se gradite particolarmente questo frutto, aggiungetene pure in gran quantità!

Ho mescolato i due frutti in una boule in vetro così che i colori risaltassero una volta portata in tavola. Ho aggiunto quindi una mozzarella tagliata a cubetti, ho rigirato delicatamente con un grosso cucchiaio e ho messo in frigo fino a 10 minuti prima di servire.

Foto 12-10-14 10 34 41Prima di andare in tavola, in una coppa ho spremuto mezzo limone facendo attenzione ad eliminare i semi, ho aggiunto due prese generose di sale, una buona dose di pepe nero grattugiato fresco e 4-5 foglie di menta fresca tritata col coltello. Con una frusta ho iniziato ad emulsionare aggiungendo olio extravergine d’oliva a filo fino a che non ho ottenuto una salsa dalla consistenza cremosa, dal colore chiaro.

Prima di portare a tavola ho cosparso l’insalata con l’emulsione, ho mescolato rapidamente e ho portato in tavola: è finita in un batter d’occhio!

Perché preparare questa pietanza? Perché usa un frutto invernale acidulo e fresco con un frutto esotico burroso e quasi cremoso insieme ad un latticino fresco e dolce, il tutto rinfrescato dalla menta e accentuato dal gusto aspro del limone. Volendo usarla come contorno, la vedo benissimo accanto a del pollo alla griglia.

Un breve ritorno all’estate seppur con un tocco autunnale!

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E voi? come pensate di prepararla? Cambiereste qualcosa? Fatemelo sapere ed emozionatevi con noi!

Crostata alla crema profumata al limone

CrostataCrema003La domenica mattina, contrariamente alla tesi sostenuta da sua maestà Giacomo Leopardi, non mi mette tristezza. Sarò onesto, il primo pensiero della domenica non è certamente l’ufficio che mi attende il giorno dopo, quanto piuttosto l’idea di accendere la macchina del caffè per preparare un delizioso e cremoso cappuccino da gustare nelle mie bellissime tazze arancioni.

E come ogni domenica mattina che si rispetti, eccomi qui a sorseggiare lentamente il mio cappuccino e ad immergere il naso nella densa schiuma che quasi straborda dalla tazza mentre il profumo del caffè tenta di svegliarmi…

Nel centrotavola davanti a me campeggia un grosso limone. Devo ammettere di essere fortunato perché buona parte degli amici di famiglia possiedono almeno un albero di limoni nel proprio giardino e questo mi consente (direi quasi “mi obbliga”) di pensare ad un impiego che non sia la solita triste spremitura dell’agrume sull’insalata.

Il finire dell’estate rende unici questi meravigliosi agrumi perché racchiudono l’essenza della stagione andata nel sapore, nel colore “du zeste” e della polpa e nell’inebriante profumo che sprigionano. Dovendo associare le idee di “domenica” e “limone” ho pensato di preparare uno dei dolci casalinghi più classici: una crostata alla crema al profumo di limone.

CrostataCrema001Per la mia crostata ho usato 400 g di farina bianca insieme a 250 g di burro freddo. Dopo aver sabbiato farina e burro sbriciolando tra le mani i due ingredienti unisco 2 uova, un pizzico di sale, 120 g di zucchero e la scorza di un limone. Impasto velocemente e quindi metto a rassodare in frigo avvolgendo l’impasto nella pellicola trasparente.

Mentre la frolla riposa mi dedico alla crema di limone mettendo in infusione su fiamma bassa la scorza di un limone (ho usato il pelapatate per non intaccare la parte bianca) in 600 ml di latte fresco.

A parte sbatto 150 g di zucchero con 4 tuorli d’uovo a cui poi aggiungo 50 g di amido di frumento. Quando il latte è abbastanza caldo elimino le scorze di limone e unisco il composto di uova e zucchero portando quindi a cottura mescolando con una frusta per evitare i fastidiosi grumi. Una volta cotta, metto la crema in una ciotola in vetro e la copro a contatto con la pellicola per farla raffreddare.

Finalmente posso imburrare e infarinare la mia teglia per crostate! Apro una parentesi in merito al fatto di imburrare lo stampo per la cottura della frolla: inizialmente ero convinto che non fosse necessario farlo in quanto c’è già abbastanza burro nell’impasto ma, grazie ai miei maestri pasticceri, ho imparato che il burro sullo stampo consente di cuocere l’impasto senza lasciarlo crudo o, peggio, farlo cuocere troppo. Ne consegue che è possibile omettere anche la carta forno!CrostataCrema002

Mi armo di mattarello e stendo la mia frolla dello spessore di 3/4 mm, quindi uso una forchetta per bucherellarla cosicché non cresca in cottura, quindi l’adagio nello stampo facendola aderire alle pareti. È il momento della crema al limone: ne metto in abbondanza perché voglio che, ad ogni morso, la friabilità dell’impasto si sposi con il vellutato ripieno.

Quindi stendo un disco di pasta, lo bucherello con la forchetta e lo adagio sul ripieno richiudendo i bordi. Non mi resta che cuocere in forno a 175°C per 25/30 minuti o finché la crostata sia cotta.

Gusterò la mia crostata a fine pasto, ho deciso! Ma non si può saltare direttamente al dolce? Chiederò a mia madre…

Le crostate sono forse uno dei dolci più versatili ma, volendo rimanere in tema, penso ad un’alternativa nel ripieno: una marmellata di limoni proprio sotto la crema oppure, volendo ottenere un risultato più goloso, sostituire la crema con un ottimo curd di limone fatto in casa. Non sapete come prepararlo? Mmmmmm credo di aver trovato lo spunto per la prossima ricetta…

 

 

Polpette di pane

Polpette di PaneMi sento in dovere di sfatare il mito secondo cui, nelle famiglie meridionali, la domenica a pranzo siano d’obbligo il sugo di pomodoro e le polpette (fritte o al sugo che siano). E’ vero, solitamente il menù del pranzo domenicale prevedere la fatidica coppia “sugo e polpette” ma a casa mia (ma non siamo un’eccezione) la domenica è sempre stata la giornata per proporre pietanze fuori dall’ordinario, piatti che solitamente durante la settimana non possono essere preparati per mancanza di tempo (non di mia madre, ma dei commensali) e ciò non vuol dire che debbano essere necessariamente di difficile esecuzione, anzi…. Il più delle volte si tratta di piatti succulenti, reinterpretazioni o semplicemente il risultato dell’utilizzo di ciò che è avanzato durante la settimana.

Tra gli avanzi, di sicuro, in prima fila c’è il pane. Il più delle volte è sufficiente per preparare l’impasto di un buon polpettone di carne. Ma a volte è talmente tanto che di polpettoni se ne potrebbero preparare in gran quantità! Proprio da questo sono nate le polpette di pane, una reinterpretazione delle più classiche polpette di carne, ma con una marcia in più.

Se è vero che le polpette di carne sono e restano “le polpette” per eccellenza, non disdegno quelle di pane che si prestano più volentieri ad accogliere sicuramente una maggior varietà di ingredienti. Che dire poi del fatto che, con una sola mossa, si recupera tutto il pane avanzato?

Per preparare le mie polpette di pane ho messo in ammollo in acqua il pane che mi è avanzato, circa 500 g. Il tempo di ammollo dipende da quanto è raffermo il pane. Il mio lo era abbastanza per cui ho dovuto attendere due ore prima di strizzarlo e spezzettarlo. La strizzatura del pane è un’operazione importante in quanto l’acqua contrasta l’azione delle uova (che aggiungerò in seguito) che fanno da legante e quindi è fondamentale eliminarne quanta più possibile, anche per evitare brutte sorprese durante la frittura!

Una volta pronto il pane ho aggiunto all’impasto 2 uova, abbondante Parmigiano Reggiano, pepe nero macinato fresco,Polpette di Pane prezzemolo tritato, sale, uno spicchio d’aglio tritato. Una volta terminato l’impasto, l’ho messo da parte a riposare e mi sono dedicato al formaggio che ho deciso di utilizzare per il ripieno. Ho scelto del caciocavallo fresco ma ciò non toglie che è possibile usare qualsiasi formaggio (o ometterlo addirittura) in base alle vostre preferenze. Una volta tagliato a cubetti finalmente ho iniziato a preparare le mie polpette!

Ho prelevato una manciata di impasto, l’ho steso bene su una mano, ho posto al centro un cubetto di formaggio e quindi ho richiuso l’impasto attorno al ripieno sigillando bene. Terminate le polpette possiamo decidere di friggerle già così oppure di impanarle prima del tuffo nell’olio. Io ho deciso di impanarle passandole dapprima nella farina bianca, poi nell’uovo battuto e infine nel pane grattugiato.

E ora la parte più divertente: la frittura! Ho immerso le mie polpette in olio di semi di girasole caldo, poche per volta, e le ho fatte cuocere fino a doratura. Quindi le ho messe su carta assorbente per assorbire l’olio in eccesso.

Come si suol dire: “servire subito“! Eh già, se c’è un punto a sfavore della frittura è che, chi frigge, mangia in piedi… Ma va bene così!

Come per altre ricette che ho già condiviso con voi, gli ingredienti per questa ricetta sono a discrezione di chi la realizza. Fatta eccezione per gli ingredienti di base (il pane in primis), tutti gli altri ingredienti possono essere omessi o sostituiti. Per il parmigiano credo che anche del pecorino romano possa andare benissimo, soprattutto se amate i sapori più decisi. Così per il formaggio del ripieno.

Mi viene i mente anche a come poter arricchire l’impasto delle polpette, unendo magari dei piccoli cubetti di pancetta, fresca o affumicata, o di speck.

Aspetto da non sottovalutare è che, questo tipo di pietanza, opportunamente reinterpretata, può diventare adatta a commensali vegetariani o, in extremis, anche vegani.

Sbizzarritevi anche voi, preparate questa ricetta e fatemi sapere come l’avete realizzata!

Polpette di Pane

Midnight in…. Rome

Rome001 Anche se il titolo originale effettivamente riguarda un’altra città, la magia e l’atmosfera che si respirano nella Città Eterna non hanno eguali…

Torno spesso a Roma, quando posso, sempre però per poco tempo, quello giusto per respirare quell’aria di dolce vita che, nonostante lontana nel tempo, pervade ancora le strade del centro e le meravigliose sponde del Tevere che scorre inesorabile come duemila anni fa…

Credo che i treni veloci siano una contraddizione per il nostro paese. Dico questo perché quando sei su un Frecciarossa, la rapidità degli spostamenti ti portano a pensare che, una volta a destinazione, la velocità sarà ancora la protagonista indiscussa della tua vacanza salvo poi ritrovarti catapultato in una città dove il tempo scorre lento, scandito da placidi risvegli, profumate brioches per colazione, lunghi pranzi all’odore di pancetta e pecorino e tranquille passeggiate all’ombra dei monumenti più belli del mondo, checché se ne dica.

Ma d’altronde non siamo famosi proprio per questo? O meglio, ANCHE per questo? Non è un punto a nostro sfavore (non sempre perlomeno) ma è un nostro tratto distintivo, che ci caratterizza nel mondo che, troppo spesso, ci addita per questo salvo poi osservare con soddisfazione (e, diciamolo, con un pizzico di senso di rivincita) le lunghe code di turisti stranieri (ma va!?) davanti alle meraviglie del bel paese o per saggiare la squisitezza della nostra cucina, invidiata da tutti e da sempre, per godere di un buon vino o per fare incetta di prodotti “Made in Italy”.

Proprio questo è lo spirito con cui passeggio quando sono a Roma e, sono sincero, mi accade solo quando sono in questa città. Scordo in un momento tutti i problemi che affliggono il nostro stivale e penso che sono stato fortunato a nascere in un paese che può solo essere fiero di quello che è stato, forse di quello che è, probabilmente non di quello che sarà…

Ma non voglio continuare a divagare troppo. L’occasione di questa capatina nella capitale è venuta da una delle mie passioni: l’opera lirica. Dopo Il Rigoletto all’Arena di Verona lo scorso anno, quest’anno è stata la volta de Il Barbiere di Siviglia nella splendida cornice delle Terme di Caracalla. E ringrazio il mio ormai fratello Ivan per avermi coinvolto in questa usanza di assistere ad un’opera lirica una volta l’anno.

Il bello di viaggiare è che si conoscono tante persone, o se ne possono rivedere…. Il mondo è piccolo si sa, talmente piccolo che al mio arrivo in hotel ho ritrovato una mia cara amica che non vedevo né sentivo da anni. Coincidenza? Direi proprio di sì considerato che ho prenotato quell’hotel proprio per il giorno in cui lei era di turno…

Il bello di viaggiare è che, a volte, accadono cose che non ti aspetti, proprio come quella di sentirti dire che, per questioni organizzative, la tua prenotazione ha subìto un “upgrade” e che da una stanza standard ti è Rome002stata assegnata una suite…

Sfoggiato un po’ del mio snobismo offrendo da bere ad un altro amico che mi ha raggiunto al bar dell’hotel, via in metropolitana per la Grande Soirée!

Il complesso delle Terme di Caracalla è imponente. Sembra un castello medievale costellato di torrioni e merlature intervallate da prati e giardini immensi. Immagino come potesse essere nel momento del suo massimo splendore… Il percorso verso il palco è un susseguirsi di foto e sbigottimenti per l’atmosfera quasi surreale sottolineata dalle luci.

Sediamo in quarta fila; davanti a noi un palco spoglio di scenografia, a quella ci pensa il magnifico complesso architettonico quasi fosse un susseguirsi di lampadari in cristallo, nei quali non riesci a distinguere ogni singolo pezzo…

Il Barbiere di Siviglia, un’opera buffa (guai a definirla diversamente!) di Rossini interpretata in modo davvero originale e moderno. Ancora contraddizione tra antico e moderno! Un contesto sospeso nel tempo, costumi da inizio secolo (scorso), domestiche che si trasformano in segretarie in tailleur, camere che diventano gabbie dorate che imprigionano schiave d’amore di giallo vestite, quasi a ricordare i canarini e poi lei… la musica, l’opera! Intatta, immutata! E le voci, chiare, limpide, a volte possenti a volte vellutate ma pur sempre soavi ad incorniciare uno show che, se non fosse per l’italiano aulico di fine ottocento, sa di Moulin Rouge, dalle atmosfere da favola.

Roma riesce a regalare emozioni uniche, e anche questa volta è riuscita a lasciare il segno. Un segno indelebile nel mio cuore e nella mia mente. E a chiudere questo cerchio, ancora una volta il treno…

 

Vuoi condividere con me le tue esperienze di viaggio? Scrivimi!

Tortino filante alla crema di patate

tortinoDi certo non si può dire che questa estate non si farà ricordare! Pioggia e aria fresca hanno sicuramente caratterizzato le mie giornate e, per quanto siano considerate nefaste, io le trovo assolutamente irresistibili, soprattutto se mi accompagnano nel tragitto da casa in ufficio!

Nonostante di estate non si possa proprio parlare, le partenze sono all’ordine del giorno. Le grandi città si svuotano e i paesini affacciati sul mare si risvegliano dal loro torpore invernale: sagre, feste, serate danzanti, mercatini, ristoranti animano i piccoli borghi che, fra pochi giorni, archivieranno anche questa stagione per poi rimettere tutto in ordine e andare in letargo fino al prossimo sole estivo.

Nonostante io non ami le vacanze estive, mi accingo a partire e, come ogni anno, il flashback del consumare tutto quello che c’è in frigo prima della partenza si ripresenta inesorabile. Più che un incubo, lo vivo come un’occasione. Un’occasione per mettere alla prova la mia fantasia di uomo che ama la cucina perché è proprio quando si è “agli sgoccioli” con gli ingredienti e ci si impone di non fare spesa perché “fra pochi giorni partiamo”, esce allo scoperto l’anima del cuoco!

Da questo sono nati i tortini filanti alla crema di patate! Premetto che ho utilizzato gli ingredienti che avevo a disposizione (appunto) ma con un po’ di fantasia (in realtà lo sforzo è davvero minimo!) si possono realizzare fantastiche varianti.

Per i miei tortini ho lessato in acqua salata e poi schiacciato alcune patate. Una volta fredde le ho impastate insieme a parmigiano reggiano, pepe nero, sale, prezzemolo tritato fresco e un uovo fino ad ottenere una crema abbastanza morbida ma compatta.

Ora la parte più divertente! Ho foderato uno stampo da cucpcake con della carta forno bagnata e strizzata, facendo in modo che ci fosse un po’ di carta in eccesso: l’effetto scenografico all’uscita del forno è assicurato! Quindi ho ritagliato dei dischi di pasta sfoglia leggermente più grandi del fondo di ciascuno stampo e li ho sistemati sopra la carta forno. Quindi ho ritagliato delle strisce alte quanto ciascuno stampo (circa 3 centimetri) e ho foderato i bordi.

tortino_01La crema di patate era pronta per fare il suo dovere: una cucchiaiata sul fondo di ciascun cupcake prima di mettere al centro un generoso cubetto di formaggio Casera. Quindi ho ricoperto con un’altra cucchiaiata di crema di patate e, infine ho chiuso il tortino con un altro disco di pasta sfoglia su cui ho ripiegato i lembi del bordo, pizzicandolo un po’ quasi a voler ricamare un merletto.

Con un coltellino ho voluto dare un tocco inglese ai miei tortini facendo sei piccoli taglietti a raggiera e cospargendo la superficie con un uovo sbattuto.

Finalmente il forno! 20′ a 190°C, una gratinatura veloce per qualche altro minuto e… Pronti ad affondare bocca e naso in queste delizie!

Come dicevo prima, ho realizzato i tortini utilizzando ciò che mi era rimasto in frigo. Ma ciò non toglie che è possibile variare in tantissimi modi il ripieno. Dall’abbinamento classico patate-speck al ripieno di funghi porcini invece del formaggio. E a proposito di formaggio, un tocco di mediterraneità potrebbe donarlo un bel cubo di fiordilatte o, in alternativa, è possibile donare una sferzata di gusto con un generoso cubetto di gorgonzola.

Volendo, è possibile mescolare dei filetti pesce alle patate e realizzare un tortino più estivo, da consumare freddo o appena tiepido.

E voi? Come pensate di prepararlo?

 

Torta rustica al cioccolato e fragole

Chi ha detto che l’ispirazione si può trovare solo viaggiando? Qualsiasi occasione può essere la chiave per aprire la mente e accendere la fatidica lampadina. La mia ispirazione questa volta è arrivata direttamente dal mio smartphone… Ero sul letto che cercavo uno sfondo per il mio telefono e mi sono imbattutto nella fotogafia di una fetta di torta a tre strati al cioccolato con un ripieno di una morbida crema rosea. Colpo di fulmine! Dovevo farla a tutti i costi ed ecco che la spesa del sabato mattina è diventata la scusa per acquistare ciò di cui avevo bisogno per preparare questa torta.

TortaCioccoFragole02Avevo in mente cosa volevo: una base al cioccolato pastosa, morbida, umida, quasi burrosa e una crema alle fragole spessa ma leggera e profumatissima. Non avevo in mente di realizzare qualcosa di raffinato ma sapevo di voler preparare un dessert rustico, casalingo, da pranzo domenicale e quindi mi sono messo alla ricerca di una ricetta per la mia base.

Ho consultato tantissimi siti alla ricerca di una ricetta adeguata alle mie esigenze e mi sono imbattuto nella ricetta dell’americanissima Devil’s Food Cake, un gudurioso peccato al cioccolato. Tutte le versioni contenevano bicarbonato di sodio e cacao amaro ma io volevo realizzare una base senza bicarbonato (non ce l’avevo in dispensa per cui, più che una volontà, era un obbligo) e utilizzando del cioccolato fondente per cui, anima e coraggio, mi sono ispirato alla versione del dolce americano proposta dalla famosa Nigella Lawson (chi non la conosce, è una simpatica signora inglese appassionata di cucina italiana) ma apportando delle sostanziali modifiche. In una boule ho setacciato 340 g di farina 00 insieme a 10 g di lievito per dolci. Ho messo a sciogliere a bagnomaria 150 g di cioccolato fondente 70% e quindi li o uniti a 150 g di zucchero di canna grezzo e 250 ml di acqua bollente. Devo fare una precisazione: sono del partito che sostiene che il cioccolato non vada mai e poi mai mescolato con l’acqua ma che vada mescolato sempre e solo con dei grassi (burro o panna) ma, come dicevo prima, il mio era un esperimento!

In una boule ho sbattuto 180 g di burro morbido con 225 g di zucchero e mezza bacca di vaniglia. Quando il composto è risultato soffice e chiaro ho aggiunto, alternandoli tra loro, 3 uova e il composto di farina e lievito. Alla fine ho incorporato il cioccolato mescolato con acqua e zucchero di canna, ormai freddo.

Ho cotto tutto in uno stampo per ciambella (quello a cerniera conteneva la mia cena…) in forno statico a 180° per 45 minuti circa, fino a che la mia torta non ha superato la prova stecchino.

Sfornata (e sformata una volta fredda) la mia base mi sono dedicato alla crema per la farcitura.TortaCioccoFragole01

Ho lavato e tagliato a pezzi 250 g di fragole fresche, le ho messe in una padella insieme a due cucchiai di zucchero e ho scaldato a fuoco bassissimo il composto: un gudurioso liquido rosso intenso e un profumo quasi pungente mi hanno mandato letteralmente in estasi… Una volta ammorbidita la frutta, ho frullato con un mixer ad immersione per ottenere una crema liscia.

In una boule intanto ho sbattuto 500 g di mascarpone con 2 cucchiai colmi di zucchero a velo, quindi ho incorporato poco per volta la purea di fragole ormai fredda e, infine, ho unito 200 ml di panna fresca montata con 2 cucchiai di zucchero a velo mescolando delicatamente con una frusta a mano per non smontare il composto. Risultato? Una crema leggera, da un colore tenue e delicatamente profumata di fragola.

Non restava che assemblare il tutto. Ho tagliato la base in tre strati che ho alternato con abbondante crema alla fragola. Posato l’ultimo strato ho messo la crema in una sac à poche con bocchetta liscia e larga e ho ricoperto la parte superiore con tanti piccoli ciuffetti irregolari. Per finire ho decorato con due grosse fragole fresche che ho tenuto da parte e lamponi e more freschi.

TortaCioccoFragole03

La mia torta è in frigo che mi aspetta… Ne gradite una fetta?

Conchiglioni di Gragnano al cremoso di melanzane con sorpresa

conchiglioniResto sempre convinto del fatto che le migliori ricette siano quelle preparate “a caldo”. Chiedo venia per il doppio senso un po’ “English style” ma effettivamente mi rendo conto, dalla mia esperienza di uomo appassionato di cucina, che non c’è modo migliore di inventare un piatto nuovo se non quello di aprire le credenze e il frigorifero e passare in rassegna ogni piano e ogni cassetto alla scoperta di ciò che abbiamo comprato tempo addietro affermando “dai lo compro, poi vediamo come usarlo”, scorrendo in un secondo centinaia di immagini di piatti succulenti in cui il nostro acquisto è il protagonista indiscusso!

Ebbene proprio ieri mi sono imbattuto in uno di questi flashback aprendo la credenza: in bella vista una confezione di conchiglioni di gragnano trafilati al bronzo che mi fissava come per dirmi “sono qui, che aspetti?”. E non me lo sono fatto ripetere due volte!In casa mia, questo formato di pasta, ha sempre accolto impasti a base di carne trita ma io avevo voglia di qualcosa di diverso, di più cremoso, possibilmente leggero ma, allo stesso tempo, saporito… E quale migliore scelta se non 4 turgide melanzane? Le ho tagliate a metà nel senso della lunghezza, ne ho inciso la polpa in profondità con un coltellino in modo da realizzare una trama a rombi, le ho disposte sulla leccarda del forno con la polpa rivolta verso l’alto e le ho irrorare con olio extravergine di oliva, sale e pepe nero macinato fresco. Non mi restava che cuocerle in forno a temperatura bassa (140-150 gradi) fino a quando non risultassero morbide e si fossero cotte.

Con l’aiuto di un cucchiaio ho raccolto nel boccale di un mixer ad immersione la polpa delle melanzane separandola dalla buccia, ho aggiunto mezzo spicchio d’aglio (ma gli amanti dei sapori delicati possono dosarlo in modo diverso oppure ometterlo completamente), foglie di basilico fresco, olio extravergine di oliva. Ho frullato il tutto fino ad ottenere una crema consistente e profumatissima di estate e di campi assolati!

Finalmente ho lessato i conchiglioni! In acqua bollente e salata ho fatto cuocere per metà tempo (circa 7 minuti) una trentina di conchiglioni che ho poi scolato e condito con poco olio extravergine di oliva. Nel frattempo ho preparato una profumata salsa di pomodoro con cipolla e basilico fresco (sempre alla fine, mi raccomando!). Volendo è possibile utilizzare l’aglio invece della cipolla ma mi rimetto ai vostri gusti e a quelli dei vostri commensali.

Vi starete chiedendo qual è la sorpresa… In effetti avevo voglia di rendere più speciali questi conchiglioni e stupire i miei ospiti e l’idea me l’ha suggerita proprio il mio frigorifero! Mi sono armato di sac à poche conchiglioni(la sacca da pasticceria per i neofiti) munita di una bocchetta a stella, l’ho riempita con la crema di melanzane e, nell’ordine, ho inserito un cubetto di mozzarella fresca all’interno di ogni conchiglione, ho spremuto una generosa quantità di crema di melanzane utlizzando entrambe le aperture della pasta disponendola quindi in una teglia sulla quale avevo steso un velo di salsa di pomodoro.

Terminati i conchiglioni (e lo spazio nella mia teglia) mi sono soffermato a guardare il mio capolavoro: sembravano vere e proprie escargots! Quasi un peccato doverle ricoprire con la salsa di pomodoro….

Ho ricoperto di parmigiano, quindi di salsa di pomodoro e ancora con del parmigiano e infine ho cotto i miei conchiglioni in forno a 200 gradi per circa 15-20 minuti facendo gratinare la superficie negli ultimi 2/3 minuti di cottura.

Che dire? Un vero successo!conchiglioni

Le varianti che mi vengono in mente sono numerose, a partire proprio dalla “sorpresa”: penso ad un cubetto di mozzarella di bufala, magari affumicata o, perchè no, ad un piccolo scrigno di ricotta salata quasi a ricordare la pasta alla norma… Magari potrei pensare di fare una cottura in bianco usando solo besciamella e parmigiano.

Come sempre lascio a voi il compito di riproporre questa ricetta variando gli ingredienti e raccogliendo i pareri dei vostri ospiti. Scommettiamo che faranno il bis?

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